Economia ARTIGIANATO 2/3

La lavorazione dei coltelli

 

Secolari e rinomate sono ancora oggi le polverose e buie officine dei coltellinai, dove il forgiare, l’arrotare ed il limare sono considerate arti, le novità tecnologica non hanno superato l’esperienza e le mani dell’uomo sono protagonista. Nelle piccole botteghe al pian terreno delle case, tutta la famiglia collabora: i bambini imparano, il marito forgia e la moglie prepara i chetenielle, piccoli gancetti da attaccare al coltellino.

Un episodio ci testimonia la fama di questa antica tradizione. Benedetto croce riprese un barbiere di Londra perché usava lame scadenti. Questi allora rispose: “ Ma queste non sono le lame del Molise !”. Ci sembrano quindi degni di essere menzionati i procedimenti di questa arte, sottolineando la complessità delle diverse fasi; naturalmente ci riferiamo al periodo precedente l’introduzione delle macchine, allorché tutto veniva fatto a mano. Il fabbro riscalda con la forgia, azionata da un mantice, le strisce di acciaio provenienti da Trieste e le batte su un incudine finché non prendono la forma di lame e molle.

Le rifinisce con una lima e le passa su di una mola di pietra, azionata a pedale. Ripassa quindi la lamina su di una mola foderata con una striscia di cuoio (preparata da lui stesso), unta in precedenza con una soluzione, chiamata sembriglie, composta di olio e smeriglia (polvere di ferro). Preparata la lamina, procede alla lavorazione del manico (paccarella), fatto di corno di bufalo. Questo viene scaldato sulla mola e stretto in un’apposita morsa, quindi tagliato e sagomato.

Per lucidare il manico prepara una speciale pomata, composta di pietra pomice finemente tritata e setacciata, impastata con l’olio. La lavorazione di un solo coltello richiede circa tre ore. Nel secolo scorso i coltellinai erano circa duecento mentre i forbiciai erano soltanto cinque o sei. Per fare un paio di forbici, si buca da un lato la striscia d’acciaio e si usa lo stesso procedimento della lavorazione della lama del coltello. La mola usata per fare le forbici è chiamata mburnetore.

Il fabbro lavora dalle dodici alla sedici ore al giorno, esclusa la domenica, giorno in cui andava alla cantina con i suoi colleghi. Il sabato, i negozianti ( non vi erano grossisti) caricavano su un asino i coltelli prodotti durante la settimana per rivenderli. I fabbri si distinguevano dai contadini (con i quali non andavano affatto d’accordo) per il diverso modo di vestire: i contadini portavano infatti le scarrette, una specie di baschi, e le strummure, giacche cortissime.
 

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