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La lavorazione dei coltelli
Secolari e rinomate sono ancora oggi le
polverose e buie officine dei coltellinai, dove il forgiare, l’arrotare ed
il limare sono considerate arti, le novità tecnologica non hanno superato
l’esperienza e le mani dell’uomo sono protagonista. Nelle piccole botteghe
al pian terreno delle case, tutta la famiglia collabora: i bambini imparano,
il marito forgia e la moglie prepara i chetenielle, piccoli gancetti da
attaccare al coltellino.
Un episodio ci testimonia la fama di questa antica tradizione. Benedetto
croce riprese un barbiere di Londra perché usava lame scadenti. Questi
allora rispose: “ Ma queste non sono le lame del Molise !”. Ci sembrano
quindi degni di essere menzionati i procedimenti di questa arte,
sottolineando la complessità delle diverse fasi; naturalmente ci riferiamo
al periodo precedente l’introduzione delle macchine, allorché tutto veniva
fatto a mano. Il fabbro riscalda con la forgia, azionata da un mantice, le
strisce di acciaio provenienti da Trieste e le batte su un incudine finché
non prendono la forma di lame e molle.
Le rifinisce con una lima e le passa su di una mola di pietra, azionata a
pedale. Ripassa quindi la lamina su di una mola foderata con una striscia di
cuoio (preparata da lui stesso), unta in precedenza con una soluzione,
chiamata sembriglie, composta di olio e smeriglia (polvere di ferro).
Preparata la lamina, procede alla lavorazione del manico (paccarella), fatto
di corno di bufalo. Questo viene scaldato sulla mola e stretto in
un’apposita morsa, quindi tagliato e sagomato.
Per lucidare il manico prepara una speciale pomata, composta di pietra
pomice finemente tritata e setacciata, impastata con l’olio. La lavorazione
di un solo coltello richiede circa tre ore. Nel secolo scorso i coltellinai
erano circa duecento mentre i forbiciai erano soltanto cinque o sei. Per
fare un paio di forbici, si buca da un lato la striscia d’acciaio e si usa
lo stesso procedimento della lavorazione della lama del coltello. La mola
usata per fare le forbici è chiamata mburnetore.
Il fabbro lavora dalle dodici alla sedici ore al giorno, esclusa la
domenica, giorno in cui andava alla cantina con i suoi colleghi. Il sabato,
i negozianti ( non vi erano grossisti) caricavano su un asino i coltelli
prodotti durante la settimana per rivenderli. I fabbri si distinguevano dai
contadini (con i quali non andavano affatto d’accordo) per il diverso modo
di vestire: i contadini portavano infatti le scarrette, una specie di
baschi, e le strummure, giacche cortissime.
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