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La mietitura e
la trebbiatura
Nei mesi estivi, e la vendemmia, ad ottobre,
sono i più importanti lavori agricoli. Quando l’economia agricola era
fortemente intrecciata con l’intera vita civile, questi eventi assumevano
un’importanza maggiore.
In queste come in altre occasioni i parenti e gli amici si aiutavano per
alleviare i lavori e per accelerare i tempi, che comunque erano molto
lunghi rispetto a quanto avviene oggi, essendo tutte le attività manuali.
Ogni contadino aveva un preciso equipaggiamento:
- la fauce, la falce
- ru scarfellicchie, un ditale di cuoio che serviva per proteggere
il pollice della mano sinistra dalla falce
- ru mianecone, una manica, generalmente di pelle di agnello,
applicata al braccio destro per proteggersi dal befane (muffa che si forma
intorno alla spiga).
Man mano che tagliavano il grano con la falce contadini legavano con le
case (spighe intrecciate) le spighe tagliate formando le menuocchie
(i covoni) che venivano accatastati nei campi in modo da ottenere una
piccola piramide (la reglia).
Dopo un po’ di giorni i covoni venivano caricati sugli animali, muniti di
ciuere (due appositi contenitori) nelle varie are, luoghi ventilati
e pianeggianti dove si svolgeva la trebbiatura.
Qui le menuocchie venivano di nuovo accatastati formando delle
costruzioni un po’ più grandi delle reglie e coperti da teli per
evitare che si bagnassero in caso di pioggia. Dopo qualche fase si passava
alla trebbiatura che veniva fatta con gli animali. Si disfacevano i
covoni, disponendo le spighe circolarmente, veniva formata quella che
veniva chiamata la ieriata.
Sulle spighe veniva fatta passare una grossa pietra trascinata da un
cavallo guidato al centro della ieriata.
In questo modo i chicchi di grano venivano tolti dalle spighe e dopo,
attraverso la forca, lunga forcola di legno, il tutto veniva
buttato in aria in modo che il vento potesse portare via la paglia e
rimanesse solo il grano. Quest ultimo poi veniva passato nel cruviélle,
una specie di grosso setaccio che serviva a separare dal grano anche le
più piccole pagliuzze.
Il grano veniva messo nei sacchi e trasportato nei fondaci, dove veniva
versato in appostiti contenitori (ercùne)
La Vendemmia
I grappoli d’uva venivano raccolti in recipienti di rame e poi trasportati
in appositi recipienti di legno legati al basto.
Nei fondaci si procedeva alla pigiatura, L’uva veniva spremuta con ru
pennerone, una grossa pietra di forma cilindrica, un po’ più recente
invece l’uso de lu palemiente, una vasca rettangolare di legno in
cui veniva depositata per poi essere pigiata con i piedi.
Dopo qualche fase l’uva veniva passata nel torchio, quindi il mosto veniva
versato nei tini e poi, attraverso un apposito contenitore (muttarole),
nelle botti di vino.
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