Quella voglia di vivere

di Silvio Prezioso

Come ogni primavera Frosolone si risveglia. E questa primavera in particolar modo poiché è coincisa con l'atmosfera delle due campagne elettorali una a livello nazionale appena trascorsa e l'altra per cui si andrà a votare domenica e lunedì prossimi.
Si è finalmente usciti dal lungo inverno e si sente quasi la voglia di uscire di casa, di fare, di apparire. Sembra che come di colpo la vita cambia così da un giorno all'altro repentinamente. È come se all'improvviso salta la luce e con essa tutti i comfort e le abitudini connesse svaniscono. Niente più televisione, poco tempo a casa anche per mangiare e voglia, tanta voglia di esserci e di impegnarsi soprattutto per il paese.
Quelle piccole abitudini quotidiane, mattoncini che tengono in piedi l'edificio della tua persona per tutta la stagione invernale, si sovvertono, travolte dalla voglia di riempire di persone quella vita di solitudine e di silenzi paesani. La primavera che ti resti-tuisce quel quasi buon umore e quella serenità. Le elezioni che ti fanno riscoprire piccole solidarietà di strada nel paesaggio finalmente sbloccato dal freddo. C'è voglia di chiacchierare, di tirare tardi, di sfogarsi. E tutto questo parlare deriva certo dal fatto che si è lì e che si deve ingannare in qualche modo il tempo, ma deriva soprattutto dal fatto che ci sono cose da raccontare, che nel normale identico corso della vita quoti-diana, qualcosa ci ha costretti tutti a vivere delle esperienze diverse.
Niente di veramente straordinario o appassionante, ma comunque qualcosa di differente, come se dal percorso ben tracciato di ogni giorno fossimo stati dirottati verso viuzze laterali. Così vicine, ma mai frequentate prima d'ora. Tutto è già previ-sto, ben tracciato, bene assistito: ogni spicchio di vita è al suo posto.
Basta che questo ordine si scompagini anche di poco, che come per miracolo il senso dell'esperienza, sepolto sotto la rigida organizzazione dei tempi e degli spazi di vita, ricominci a germogliare. E si ricomincia a guardare all'altro, quello che divide il tuo stupore, non più come a un annoiato e identico compagno di abitudini, ma come uno che ha qualcosa da raccontare e al quale hai qualcosa da raccontare.
Nella luce candida, calda primaverile e elettorale, ogni persona, con la faccia pronta per l'abbronzatura e qualche altra con la propria faccia di bronzo, diventa stranamente unica e interessante, una presenza invece dell'anonima assenza dei giorni consueti, quelli regolari.
Si vive solo il presente, questo singolo momento luminoso di sole e di lunghe giornate, di passeggiate e di corse, di impegno in organizzazioni di manifestazioni, di socio in qualsiasi ente o adepto di un partito politico, ecc.
E allora l'idea di trasportare questa voglia anche ai periodi che non sono solamente l'estate, la primavera e il clima elettorale, questo desiderio di riempire di vita anche le lunghe giornate invernali dovrebbe nascere spontaneo nei cuori di chi fa di tutto per rendere la vita di paese meno monotona e più confacente al nostro animo.
Proviamo a vedere se riusciamo a inventarci qualcosa anche durante i giorni di neve. Proviamo a goderci la vita, tutta intera, tutta adesso, così priva di quel gelido ordine che noi le abbiamo dato, molto più gelido di questo lungo inverno che per fortuna ci ha lasciato, ma con un occhio a quelli altrettanto gelidi che ci aspettano, senza neppure immaginare quanto gelidi possano essere.

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