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Come ogni primavera
Frosolone si risveglia. E questa primavera in particolar modo poiché
è coincisa con l'atmosfera delle due campagne elettorali una a livello
nazionale appena trascorsa e l'altra per cui si andrà a votare domenica
e lunedì prossimi.
Si è finalmente
usciti dal lungo inverno e si sente quasi la voglia di uscire di casa,
di fare, di apparire. Sembra che come di colpo la vita cambia così da
un giorno all'altro repentinamente. È come se all'improvviso salta la
luce e con essa tutti i comfort e le abitudini connesse svaniscono.
Niente più televisione, poco tempo a casa anche per mangiare e voglia,
tanta voglia di esserci e di impegnarsi soprattutto per il paese.
Quelle piccole
abitudini quotidiane, mattoncini che tengono in piedi l'edificio della
tua persona per tutta la stagione invernale, si sovvertono, travolte
dalla voglia di riempire di persone quella vita di solitudine e di silenzi
paesani. La primavera che ti resti-tuisce quel quasi buon umore e quella
serenità. Le elezioni che ti fanno riscoprire piccole solidarietà di
strada nel paesaggio finalmente sbloccato dal freddo. C'è voglia di
chiacchierare, di tirare tardi, di sfogarsi. E tutto questo parlare
deriva certo dal fatto che si è lì e che si deve ingannare in qualche
modo il tempo, ma deriva soprattutto dal fatto che ci sono cose da raccontare,
che nel normale identico corso della vita quoti-diana, qualcosa ci ha
costretti tutti a vivere delle esperienze diverse.
Niente di
veramente straordinario o appassionante, ma comunque qualcosa di differente,
come se dal percorso ben tracciato di ogni giorno fossimo stati dirottati
verso viuzze laterali. Così vicine, ma mai frequentate prima d'ora.
Tutto è già previ-sto, ben tracciato, bene assistito: ogni spicchio
di vita è al suo posto.
Basta che
questo ordine si scompagini anche di poco, che come per miracolo il
senso dell'esperienza, sepolto sotto la rigida organizzazione dei tempi
e degli spazi di vita, ricominci a germogliare. E si ricomincia a guardare
all'altro, quello che divide il tuo stupore, non più come a un annoiato
e identico compagno di abitudini, ma come uno che ha qualcosa da raccontare
e al quale hai qualcosa da raccontare.
Nella luce
candida, calda primaverile e elettorale, ogni persona, con la faccia
pronta per l'abbronzatura e qualche altra con la propria faccia di bronzo,
diventa stranamente unica e interessante, una presenza invece dell'anonima
assenza dei giorni consueti, quelli regolari.
Si vive solo
il presente, questo singolo momento luminoso di sole e di lunghe giornate,
di passeggiate e di corse, di impegno in organizzazioni di manifestazioni,
di socio in qualsiasi ente o adepto di un partito politico, ecc.
E allora l'idea
di trasportare questa voglia anche ai periodi che non sono solamente
l'estate, la primavera e il clima elettorale, questo desiderio di riempire
di vita anche le lunghe giornate invernali dovrebbe nascere spontaneo
nei cuori di chi fa di tutto per rendere la vita di paese meno monotona
e più confacente al nostro animo.
Proviamo a
vedere se riusciamo a inventarci qualcosa anche durante i giorni di
neve. Proviamo a goderci la vita, tutta intera, tutta adesso, così priva
di quel gelido ordine che noi le abbiamo dato, molto più gelido di questo
lungo inverno che per fortuna ci ha lasciato, ma con un occhio a quelli
altrettanto gelidi che ci aspettano, senza neppure immaginare quanto
gelidi possano essere.
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