Un viaggio nella storia: le Civitelle
di Filomena e Michele

Continua il nostro viaggio nella storia: dopo aver illustrato le varie ipotesi sulle origini del nome di Frosolone concentriamo la nostra attenzione sulle mura ciclopiche, testimonianza del luogo in cui era originariamente situato Frosolone.
Si tratta di un'area molto estesa di circa 150.000 mq con un perimetro esterno di 2 km; vestigia di mura ciclopiche sorgono il località Civitelle situata tra l'attuale centro abitato e la zona più alta della montagna.
Questo insediamento sicuramente era parte integrante di un più complesso sistema difensivo che si sviluppava sul territorio dei Sanniti Pentri mediante una fitta rete di fortificazioni, articolate in postazioni arroccate sulle alture più in vista ed in posizione strategica.
Alcune di queste fortificazioni erano state concepite fin dall'inizio come aree a destinazione abitativa stabile; altre, e forse anche l'insediamento delle "Civitelle", videro ampliato, anche a più riprese, il ristretto nucleo originario evidentemente per subentrate necessità di rifugio della popolazione, per esempio nel corso delle guerre sannitiche; altre ancora mantennero sempre un'estensione molto ridotta ed un carattere esclusivamente militare.
Le mura esterne di tali fortificazioni furono realizzate in opera cosiddetta ciclopica, cioè con la tecnica più antica fino ad ora conosciuta poiché vede impiegati per la costruzione enormi blocchi calcarei sovrapposti secondo un costrutto elementare con impiego di piccoli pezzi a riempimento dei vuoti lasciati dai blocchi più grossi. Alla apparente semplicità costruttiva corrispondeva, invero, una notevole efficacia funzionale. Si tratta senza alcun dubbio delle realizzazioni architettonicamente più superbe della civiltà sannitica.
La zona delle Civitelle è completamente chiusa da mura con ramificazioni anche verso l'interno così da configurarsi come una vera e propria cittadella come confermato dallo stesso toponimo di Civitelle, etimologicamente derivante dal latino civitas, cioè l'insieme dei cittadini.
Considerando l'estensione della superficie fortificata di tale zona si può facilmente desumere che in epoca sannitica vi stanziò una tribù numericamente consistente; ciò anche dovuto alla importante posizione strategica e difensiva della montagna di Frosolone collegata con le altre numerose zone strategiche limitrofe.
"Se le reliquie delle età più vetuste sono in genere fonte di emozione, poche volte, tuttavia, la fantasia ne rimane accesa come al cospetto di mura ciclopiche, le quali durano eterne, laddove tutto è l'immagine vivente della fugacità dei nostri sforzi" (Michele Colozza).
Con la conquista da parte dei Romani (290 a.C.), l'espansione di Roma verso i territori ben più lontani e, non ultimo, il conferimento della cittadinanza romana anche ai Sanniti, fortificazioni come queste persero l'importanza e l'utilità strategica che erano alla loro origine e caddero in abbandono. Tra la fine del dominio longobardo e l'inizio di quello normanno, cioè tra il X e il XII secolo, si ha in tutta la regione ed anche a Frosolone, una sensibile presenza di frati benedettini, i quali svolsero accanto alla loro opera di evangelizzazione una altrettanto importante opera di civilizzazione ed elevazione sociale delle genti della zona.
Di testimonianze della presenza dei benedettini anche sulla montagna di Frosolone ce ne sono diverse, come per esempio il sito detto di S. Martino, sul versante meridionale della montagna, posizionato su un'altura panoramica, dove si ergeva un tempo un monastero con annesso casale.
Nel XVI secolo esistevano ancora le mura della chiesa del convento, ma già in quel secolo il luogo risultava inabitato. Oggi del monastero restano soltanto frammenti visibili di architrave e forse di colonne. Stando alla tradizione, anche il monastero di S. Onofrio era benedettino. Esso sorgeva nei pressi dell'omonima fonte tuttora esistente, dove sono state trovate due lapidi, una con la scritta: "SISTE ET BIBE, VIATOR" (sosta e bevi, viandante!) e l'altra con raffigurato lo stemma del Comune di Frosolone.
Poco lontano dalla fontana sorge l'attuale chiesetta di S. Egidio, un tempo probabile edificio staccato dell'ormai scomparso convento, che svolgeva, per tipica regola dei benedettini, funzione di ricovero ospitando pellegrini, viandanti e poveri.
Secondo la tradizione popolare il culto di S. Egidio, abate cassinese, iniziò nel sito ove attualmente sorge la chiesetta, intorno al 1200; non a caso proprio in un punto di passaggio obbligato sul percorso più breve che univa i due versanti.
Mentre il convento di S. Onofrio, a seguito di diversi terremoti fra cui quello catastrofico del 1454, rimase allo stato di rudere, la chiesa di S. Egidio con l'annesso "romitorio" risorse per la devozione dei fedeli e dei pastori e per le fiere di bestiame che in quel luogo si svolgevano, conservando così il suo carattere di rifugio - ricovero, di luogo di fede e di ospizio sicuro per coloro che vi giungevano attraversando la montagna.
Un documento del 1704 attesta che su proposta del notaio M. Vago e di tal Zaccagnino, la chiesa fu ristrutturata aggiungendovi una casa per il cappellano e dei servizi quali il pagliaio, l'orto ed il pozzo. Una delle lapidi murate sulla facciata della chiesa ricorda in latino l'avve-nimento; l'altra lapide, datata anch'essa 1704, ringrazia il beato Egidio protettore di Frosolone.
L'11 febbraio 1707, come da manoscritto conservato nell'archivio comunale, S. Egidio viene elevato a santo protettore di Frosolone.

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