L'AMERICA - THE BIG COUNTRY
di Antonio Antonucci

Da qualche tempo, nelle edicole e librerie della regione, è in vendita un'interessante opera scritta da un simpatico personaggio noto a molti ragazzi che hanno frequentato e frequentano l'Istituto comprensivo di Trivento, il Prof. Antonio Antonucci. Docente di Inglese e Spagnolo nel suddetto istituto, Antonucci si è cimentato in questa non facile fatica letteraria in quanto, narrare la storia di una delle più grandi nazioni del mondo, è sicuramente un lavoro piuttosto complesso e denso di insidie che l'autore ha brillantemente risolto grazie ad un linguaggio molto semplice e sintetico, evitando di addentrarsi in motivazioni "spinose" che hanno contraddistinto spesso le azioni storiche del popolo americano sin dagli albori. Il testo si snoda, capitolo per capitolo, quasi come un libro di avventura in cui i vari personaggi svolgono la loro precipua azione; i grandi esploratori che cominciano a delineare e a far conoscere al popolo europeo quelle meravigliose terre. Seguono i Padri Pellegrini che furono i primi europei a stanziarsi stabilmente ed il confronto fra essi e la popolazione locale, meglio nota a tutti noi come gli Indiani d'America, di cui segue una descrizione di ciascuna delle tribù che la componevano. Passando poi attraverso la Storia della nascita degli Stati Uniti (a cui il libro è dedicato; infatti per noi italiani l'America è sinonimo di Stati Uniti) con la descrizione di alcuni importanti personaggi che hanno lasciato il segno in quella lunga e travagliata nascita e con la descrizione di tutti gli Stati che la compongono, si arriva alla storia a noi più vicina e, forse, più conosciuta: le due guerre mondiali ed i decenni che seguirono fino agli ultimi fatti drammatici della guerra in Iraq. Il testo è completato da descrizioni di personaggi non propriamente "storici", ma che sicuramente hanno lasciato un segno nella storia civile americana e mondiale: Mc Donald, Marilyn Monroe, Elvis Presley, Bob Dylan. Il libro termina con varie indicazioni pratiche quali il tipo d'istruzione e le festività. È sicuramente un testo da tenere nella propria libreria, da consultare ogni volta che la cronaca attira la propria attenzione nei confronti di questo grande e dinamico Paese.

Marcello Camerlengo

 

Tra le varie recensioni scritte sul mio libro "L'America The Big Country", pubblicate sui quotidiani molisani, ho voluto far conoscere al giornalino di Frosolone, "il Muretto", l'opinione di un altro giornalino che presenta le stesse caratteristiche, il quindicinale "Noi di Noi" di Trivento.
Il signor Camerlengo, un opinionista del giornale, ha descritto bene il contenuto del libro, ma ha trascurato un dettaglio fondamentale sul quale si basa il testo: il concetto di "Democrazia".
Il libro è basato essenzialmente su questo grande valore che gli americani dal 4 luglio 1776 hanno fatto loro, con la Rivoluzione e la cacciata degli inglesi, ancora prima della Rivoluzione Francese che avvenne nel 1789.
I Padri Fondatori della nuova Repubblica, rappresentanti dei tredici Stati originari, gente come John Adams, Thomas Jefferson, Benjamin Harrison, Benjamin Franklin e molti altri, cinquantasei in tutto, decisero le regole per la Costituzione degli Stati Uniti d'America, che doveva essere una nazione democratica e governata dalla propria gente. L'idea era certamente rivoluzionaria nel 1787 quando la Costituzione fu stilata a Philadelphia poichè parlava già di diritti civili, quando nel mondo governavano re, imperatori e tiranni di ogni genere. La Costituzione Americana è la più vecchia costituzione scritta del mondo. Essa doveva funzionare per una nazione appena nata, con tredici Stati e due milioni e 300.000 abitanti; ora regola la vita di cinquanta Stati e più di trecento milioni di abitanti. I Padri Fondatori non potevano prevedere i poteri che sarebbero poi stati dati al Presidente, ma furono abbastanza saggi sia nel permettere la flessibilità dell'amministrazione sia nello stabilire i limiti. Così hanno lasciato spazio per il presidente "in gamba", prevedendo la rielezione per non più di una volta, e con la garanzia di non essere altro che uno strumento del popolo.
Della democrazia gli americani ne hanno fatto un baluardo e per difenderne i valori hanno combattuto il fascismo, il nazismo, il comunismo, il terrorismo e chi lo finanzia.
La cosa che a me piace di più della vita politica americana è che da subito apparve chiaro che la nazione doveva essere amministrata da soltanto due partiti politici: il Partito democratico e il Partito repubblicano. Il primo progressista e schierato a sinistra, l'altro conservatore e schierato a destra si alternano democraticamente al potere e garantiscono la governabilità. Si vota ogni quattro anni, il 2 di novembre ed il Presidente si insedia il 20 gennaio del nuovo anno alle ore dodici: tutto avviene con una precisione incredibile per noi, abituati al caos. Gli americani si sentono rappresentati benissimo da uno dei due partiti politici e tutto questo avviene da più di duecento anni. Se paragoniamo la situazione americana con il pollaio che abbiamo in Italia la differenza è allucinante, con decine di partiti in entrambi le coalizioni, con idee completamente diverse negli stessi schieramenti. Siamo arrivati al punto che il cittadino non sa più da chi farsi rappresentare.
Al sistema americano ci arriveremo anche noi, ma tra quanti anni? Si potrebbe cambiare subito, basterebbe alzare il quorum senza ascoltare i vari interessi e creare due partiti in una Repubblica Parlamentare, non per forza Presidenziale.
Voglio concludere con una "News", come nello stile del mio libro, e ringraziare i redattori del giomalino di Frosolone per l'ospitalità.

News

Stati Uniti d'America: 300.118.000 di abitanti
Deputati - 435 Senatori - 100

Italia: 58.000.000 di abitanti
Deputati - 630 Senatori - 315

In Italia, una nazione trentadue volte più piccola dell'America, questa folla di deputati e senatori, 410 in più degli Stati Uniti, sono un peso enorme sul bilancio dello Stato, per non contare le Regioni, Province ecc.

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