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La cosiddetta lirica nuova nasce dopo la prima guerra mondiale. Dopo la prima guerra mondiale si verifica una frattura nella letteratura italiana.
In questo periodo escono tre testi: "Allegoria di naufragi" di Ungaretti nel 1919, il primo canzoniere di Saba nel 1921, "Ossi di seppia" di Montale nel 1925. Da questi tre testi viene fuori un modo profondamente diverso di fare poesia.
Soffermiamoci su Montale. Montale si colloca a metà tra la linea realista (il mondo riassume l'io ma filtrato dalla soggettività del poeta) e la linea analogica (l'io riassume il mondo in se stesso); ciò significa che Montale tiene conto della sua soggettività, ma anche del mondo circostante.
Ma vediamo chi è Montale. Eugenio Montale nasce nel 1896 a Genova, da una famiglia ricco borghese. Si diploma in ragioneria, ma insieme alla sorella, donna colta e profondamente cattolica, si rende conto delle sue grandi attitudini alla letteratura ed inizia la sua carriera poetico letteraria. La sua formazione letteraria è da autodidatta; inizia a leggere di tutto anche autori cattolici sotto la pressione della sorella pur restando ateo. Montale si ispira a modelli a lui molto vicini come Camillo Sbarbaro, poeta ligure espressionista. La sua prima raccolta di poesie è "Ossi di seppia", che ci riporta alla dimensione della piccola concretezza. Secondo il critico letterario Giorgio Zampa "Ossi di seppia" costituiscono una critica e condanna alla borghesia. Negli "Ossi di seppia" vi è il correlativo oggettivo, vale a dire un oggetto legato ad un occasione emotiva, psichica e sentimentale .
Ma vediamo ed analizziamo la poesia tratta dagli "Ossi di seppia": "I limoni"
I limoni
Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi, ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti tra gli alberi dei limoni.
Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.
Vedi in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d'intorno
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata divinità.
Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si fa,
e in petto ci scrosciano le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità.
Commento della poesia
In questa poesia Montale contrappone i poeti laureati a se stesso. I poeti laureati sono i poeti con la corona d'alloro che vincevano il torneo che a Firenze aveva istituito Leon Battista Alberti.
I poeti laureati producono una poesia aulica lontana dal parlare comune. Infatti il poeta in questa poesia contrappone alle piante letterarie (bossi, ligustri e acanti) i fossi, le pozzanghere, ma soprattutto gli alberi dei limoni. Montale si colloca tra gli alberi dei limoni.
Nel meriggio vi è il silenzio e l'unica cosa che si sente è l'odore dei limoni, che rimane a livelli bassissimi e che si può solo percepire.
Secondo il poeta l'odore dei limoni è la dolcezza venata di inquietudine, è una sensazione positiva, è una ricompensa all'inquietudine. Montale nei limoni parla di cose che si aprono ad un rilevare qualcosa. Le cose che noi vediamo si mostrano diverse nella loro esatta realtà. L'arte ha la funzione di cogliere il segreto delle cose. Secondo Montale quello che c'è dietro le cose è un fantasma. L'ultimo segreto delle cose si può intuire attraverso uno sbaglio della natura. Vi è un miracolo. Il miracolo consiste nel trovarsi in mezzo ad una verità. Il miracolo consiste nel trovare uno sbaglio della natura che ci dia la verità. È comunque solo il silenzio che ci porta alla verità e non la mente. Secondo Montale in ogni essere umano attraverso il silenzio si può intuire, vedere la traccia di una divinità che è l'unica traccia concessa all'umanità. I limoni rappresentano la speranza che il miracolo si avrà. Nell'ultima strofa vi è un correlativo oggettivo "ci si mostrano i gialli dei limoni e il gelo del cuore si fa". I limoni sono legati ad uno stato d'animo di inquietudine, di paura.
Da questa poesia si evince, come scrive Giorgio Zampa, che il nostro secolo ha avuto in Montale quel "poeta centrale, normativo, integralmente novecentesco, che potesse fare scuola". Ma secondo me Montale è molto di più in quanto attraverso le sue poesie ha raffigurato con perspicacia acuzia ed estrema sensibilità l'uomo novecentesco nella sua fragilità e precarietà.
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