Consigli per una discografia ideale
di Silvio Prezioso

Doveva essere un giorno d'autunno del 1975. Un ragazzino frosolonese di 15 anni, che frequentava l'istituto tecnico a Isernia, entrò nel negozio di dischi di corso Garibaldi. Amava la musica pop, ma aveva strane idee per la testa: forse a causa di amici appassionati della chitarra o di uno zio che apprezzava il bel canto, era convinto che anche la musica pop dovesse essere ben suonata, ben eseguita. E così amava il progressive rock, che nell'Italia degli anni 70 era molto di moda e manifestava il suo successo nelle selezioni preferite dal juke box del bar di Michele il Pasticciere (l'attuale Loggetta), all'epoca luogo di ritrovo dei giovani frosolonesi.
I primi dischi che aveva comprato in vita sua erano stati IN THE COURT OF THE CRIMSON KING, appunto dei King Crimson, AQUALUNG dei Jethro Thull e il primo ellepì di Emerson, Lake e Palmer. Un altro amico gli faceva una testa così con i Genesis. Non aveva ancora scoperto i Led Zeppelin e non immaginava minimamente come gli avrebbero aperto nuovi orizzonti qualche anno più tardi gli U2. Non sapeva nulla della vita, ma a 15 anni può succedere.
Così un giorno d'autunno del 1972, entrò in questo negozio di dischi e sentì una canzone le cui note erano emanate da un vecchio giradischi. La cantava un tizio dalla voce miagolante: al posto di un pianoforte o di un moog (strumento cult di quegli anni grazie al Guardiano del Faro e a IMPRESSIONI DI SETTEMBRE della PFM) la punteggiava, onnipresente, un'armonica a bocca. Ora lui, il ragazzino, non sapeva nulla della vita, ma aveva già visto un sacco di film western che qualcosa della vita gli avevano tutto sommato insegnato. Quella canzone sembrava evocare quei film: carovane nella prateria, fuochi di campo, cheyennes in agguato. Quella canzone conteneva un mondo che nella fantasia del ragazzino esisteva già e dall'insistenza con cui ricorreva l'espressione "heart of gold" formulò l'audace ipotesi che potesse essere il titolo della canzone. Ma aveva un altro difetto: era timido e orgoglioso al tempo stesso, e non ebbe il coraggio di chiedere chi fosse il cantante e come si chiamasse il disco. Riprese Scarano alle sei e se ne tornò a Frosolone con un'armonica in testa.
Qualche giorno dopo la trasmissione radio PER VOI GIOVANI (quella condotta da Carlo Massarini) trasmise la canzone. "Ed ecco a voi HEART OF GOLD di Neil Young". Bisognava procurarsela. Dalla radio o forse dalla rivista dell'epoca che si chiamava CIAO 2001, prese il titolo dell'album e il giorno dopo era di nuovo a Isernia a comprare il disco: HARVEST di Neil Young. Tremila lire per il negoziante, una nuova vita per il ragazzino.
Da quel momento quel ragazzino aveva trovato un nuovo fratello. Neil Young diventò la sua compagnia preferita per anni. Nei decenni solo Bruce Springsteen, Bob Dylan e i Rolling Stones hanno insidiato il suo primato.
Ed è da qui, proprio da questo racconto realmente vissuto da un mio amico, che si può trarre un piccola indicazione per qualsiasi ragazzo che volesse, spendendo poco, mettere su un po' di dischi da annoverare nella sua discografia personale.
Sono dei semplici consigli che mi permetto di dare, senza arrogarmi alcun titolo di esperto, ma come semplice amante della buona musica.
E allora l'invito è quello di prendere innanzitutto gli album dei Pink Floyd e i primi Rolling Stones. Uno sguardo a un paio di album dei Police e dei Dire Straits prima maniera, non trascurando ovviamente i Queen e i Doors; per poi passare senza indugio alla discografia completa degli U2.
Sono album e gruppi che hanno fatto la storia della musica e dai quali non si può assolutamente prescindere.
Per quanto riguarda gli artisti e la musica italiana, bè quella è un'altra storia che vi racconterò magari una prossima volta.

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