VIVERE LA SOCIETÀ INFORMATIZZATA
E NON SAPERLO È POSSIBILE?
di Tiziano Primerano

Sembrerebbe di sì, visto il numero di persone che ancora pensano di poter fare a meno di un computer. Anche tra i giovani, purtroppo, parlare di "villaggio globale", di "autostrade dell'informazione" e di "società informatizzata" risulta essere un po' ostico.
È evidente che chi gioca un ruolo fondamentale in questo contesto è la scuola che sta subendo dei cambiamenti profondi.
Internet e le nuove tecnologie hanno cambiato modi, tempi e strumenti di insegnamento ed i principali attori di questo scenario sono i docenti che devono conoscere questi strumenti e le risorse che offrono per poterle trasmettere ai loro allievi. O questo lo comprendono o è meglio cambiare mestiere!
Da diversi anni lavoro nelle scuole, sia come insegnante di informatica sia come collaboratore per la realizzazione e gestione di corsi E.C.D.L. (European Computer Driving Licence) e mi rendo conto che grandi passi sono stati fatti ma che ancora non siamo a livelli soddisfacenti. C'è ancora da combattere con una mentalità inadeguata ai tempi che viviamo.
Tra i progetti avviati negli ultimi anni dal Ministero della Pubblica Istruzione per informatizzare le scuole italiane, il Programma quadriennale di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche (PSTD) è senza dubbio il progetto pilota più importante. Progetto che ha coinvolto oltre 200.000 insegnanti della scuola dell'obbligo.
Il problema è che nelle scuole i computer esistenti (quando ci sono) sono obsoleti. I programmi installati, poi, nel mondo del lavoro, non sono usati più da nessuno perché soppiantati dalle versioni più recenti per cui si rischia di insegnare applicativi che non saranno mai più utilizzati.
Un altro capitolo riguarda la "sicurezza". Oggi con Internet è facilissimo "combinare guai". Se non si sta attenti si rischia di:
- perdere dati importanti e compromettere il corretto funzionamento del computer (se non si installa e non si aggiorna un buon programma antivirus);
- pagare bollette salatissime (se non si installa un anti-dialers ossia quei programmini killer capaci di staccarci dal nostro provider e collegarsi a siti solitamente per adulti);
- compromettere la propria privacy (se non si utilizza un buon firewall ossia un programma capace di bloccare accessi esterni non desiderati).
Problemi di questo tipo, nella maggior parte delle scuole, sono totalmente ignorati!
Vogliamo parlare, poi, di quello che sta combinando l'A.I.C.A. (Associazione Italiana per l'Informatica ed il Calcolo Automatico) in Italia?
Questa Associazione detiene il "monopolio" per la Patente Europea del Computer; è l'unica Associazione che gestisce tutto ciò che riguarda il conseguimento del diploma ECDL; è l'Associazione cha fa pagare la famosa skill-card (una sorta di tesserino dove vengono trascritti e validati gli esami superati) oltre € 60,00 (e scusate se è poco!). Questa è l'Associazione che fa sborsare più di € 12,00 per ogni esame e, se poi l'esame va male, ci chiede altri € 12,00, e così per ognuno dei sette esami da superare.
Ben venga questo mega-progetto di alfabetizzazione informatica avviato in tutta Europa, ma, sinceramente, ci si aspettava un costo un po' più onesto!
Stavo quasi dimenticando, inoltre, la solita "discriminazione tecnologica" con cui ci scontriamo da sempre vivendo in posti, diciamo, "geograficamente svantaggiati". Si perché pare che la tecnologia risenta molto del territorio ossia della posizione geografica. Se vivi in una grande città puoi vivere le innovazioni tecnologiche in maniera immediata ma se vivi in un posto come Frosolone, prima che arrivi, per esempio, l'ADSL (la famosa banda larga per navigare in maniera velocissima su Internet) arriva la pensione!
Insomma, per finire, i problemi sono tanti e a diventare matti, appresso a questi pseudo-manager che pensano solo al "business", appresso a dirigenti scolastici che parlano di informatica ma non sanno cosa sia, appresso a Microsoft che continua a buttare sul mercato nuovi prodotti quanto ancora non si riesce ad assimilare quelli precedenti, siamo noi, noi che viviamo in continuo aggiornamento; noi che abbiamo il compito di far capire quanto sia indispensabile oggigiorno saper utilizzare le tecnologie dell'informazione e della comunicazione; noi che entriamo in aula e ci troviamo di fronte delle persone che hanno delle aspettative, che hanno voglia di mettersi al passo con i tempi che viviamo, che ignorano quanto è difficile costruire, in queste condizioni, in tempi brevi, un percorso formativo adeguato, in mezzo a tutti questi coccodrilli che ci comandano, che da una parte parlano di "società dell'informazione" e dall'altra si organizzano per sfruttare a loro vantaggio la situazione fagocitando tutto e tutti.
Rimane, come al solito, la speranza.
La speranza porta il nome dei nostri ragazzi, dei nostri studenti, a cui, oltre ad insegnare l'utilizzo del computer, bisogna parlare, prima di tutto, di "onestà morale ed intellettuale", di "rispetto degli altri" di "rispetto delle regole" e di quanto sia importante vivere in un paese dove principi di uguaglianza e di libertà siano alla base di tutto.

Alla prossima...

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