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Il fenomeno dell'emigrazione
ha da sempre riguardato il nostro Paese: grandi sono stati i flussi
di italiani che hanno lasciato la propria casa nella speranza di trovare
fortuna altrove.
L'emigrazione all'estero a Frosolone ha avuto inizio nel 1870 con un
piccolo numero di braccianti, agricoltori e contadini senza famiglia
ed è aumentata nel 1902 e nel 1903, per poi rallentare fino alla seconda
guerra mondiale, riprendendo tra il 1950-60. È stato stimato che in
cento anni almeno seimila persone abbiano lasciato Frosolone; se nessuno
fosse partito oggi il paese sarebbe popolato da almeno 15 mila persone.
I secoli precedenti non sembra siano stati interessati dal fenomeno
dell'emigrazione, perché in precedenza la popolazione di Frosolone è
andata sempre crescendo, passando da un migliaio di abitanti all'inizio
del Cinquecento, ad oltre duemila nel Seicento, a quasi tremila nel
secolo successivo ed infine ai 3876 del 1795.
All'inizio del Novecento l'emigrazione frosolonese si è canalizzata
in due ondate successive, nei periodi 1885-1900 e 1920-1930, soprattutto
verso gli Stati Uniti ed il Canada, dove si offriva lavoro nelle ferrovie
e nei grandi lavori pubblici. La legge del Governo Giolitti, che impediva
la vendita di coltelli con lame superiori ai 4 centimetri, costrinse
anche i coltellinai a preferire l'America. È proprio qui che nasce la
fabbrica di Michele Miranda, al quale viene riconosciuto il merito di
offrire un lavoro sicuro a tanti Frosolonesi giunti negli Stati Uniti.
La comunità molisana ha un peso più rilevante in Canada: esiste anche
la Federazione delle associazioni molisane del Quebec e non mancano
in Parlamento deputati e ministri di origine molisana.
Dopo gli anni Cinquanta un gran numero di Frosolonesi è emigrato in
Paesi europei, come la Germania e la Svizzera, nei quali lavoravano
soprattutto come operai in fabbrica ed il Belgio, dove era elevata la
domanda di minatori.
L'esodo sul territorio nazionale ha avuto caratteristiche specifiche:
si è sviluppato a partire dal 1960, in particolare verso Roma anche
se i Frosolonesi sono presenti, ad eccezione della Valle D'Aosta, in
tutte le regioni italiane e le donne hanno partecipato alla migrazione
in numero maggiore rispetto agli uomini. Nonostante una forte presenza,
la comunità dei Frosolonesi a Roma è più eterogenea e meno numerosa
rispetto a quelle di altri Comuni molisani, in particolare perché esiste
una secolare "classe operaia", i coltellinai, che ha permesso una certa
autosufficienza e quindi spostamenti non di massa. Anche la presenza
del liceo classico ha assicurato un'emigrazione scolarizzata, a differenza
di paesi vicini.
Un'altra buona parte dei Frosolonesi risiede in Lombardia (il 7,5% contro
il 67,5% del totale dei frosolonesi residenti a Roma), seguita dall'Abruzzo
(4,5%), dall'Emilia Romagna (4%), dalla Campania (3,7%) e dal Piemonte
(3%). All'ultimo posto abbiamo la Calabria, la Sicilia e la Sardegna,
con quote assai scarne.
Tra i nostri compaesani all'estero e residente in Italia, non mancano
personaggi illustri, di cui non mancheremo di parlarvi nei prossimi
numeri.
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